martedì 23 giugno 2015

Gli influencer colpiscono ancora

Premessa: questa è la seconda parte del post sull'Universo Costanzo uscito un mese fa, chi non l'avesse letto è invitato a farlo per capire di cosa si parla.
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universo-costanzo-seconda-parte-influencer-colpiscono-ancora-socialITA-expo
- grazie @ffffjd per la foto

lunedì 18 maggio 2015

L'Universo Costanzo - La via lattea delle marchette italiane

Qualsiasi esperienza non affiancata da strumenti critici, finisce per essere considerata naturale, con la conseguenza che non la scegliamo davvero, ma la subiamo; così la società finisce per dividersi in produttori e consumatori acritici di comunicazione visiva.
~ R. Falcinelli, Critica Portatile al Visual Design

Osservate bene questa immagine e pensate cosa rappresenta per voi.

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Per me questa foto, che chiamerò l'Universo Costanzo, rappresenta l'Orsa Maggiore della rete "italiana", e per rete italiana intendo proprio una sfera con limiti molto labili che racchiude gli utenti di questo stivale nella sua maggioranza: coloro che risiedono in Italia e fanno uso della rete prevalentemente in lingua italiana.

Vi starete chiedendo cosa c'entra Maurizio Costanzo con la rete italiana. Poco o nulla, ma l'Universo Costanzo e le sue costellazioni rappresentano una logica televisiva-commerciale. Una logica fatta di pubblicità. Ora, il punto a cui voglio arrivare è questo: la websfera italiana sottende sempre di più, e in modi ormai imbarazzanti, ad una logica televisiva. In parole povere, siete e siamo circondati da marchette, marchette inconsapevoli, marchette nascoste, marchette ovunque.

venerdì 10 aprile 2015

Io passavo da lì e mi hanno intervistato

Ieri la realtà ha superato la finzione ancora una volta e la celebre scena di Mario, la serie tv di Maccio Capatonda, si è realizzata davanti al Tribunale di Milano, quando una troupe di giornalisti ha intervistato un passante che ha visto uscire una donna che a sua volta aveva sentito degli spari. Comparate le due scene e ditemi voi se c'è differenza:

mercoledì 4 marzo 2015

I media, le parole e le spirali del silenzio

bruno-vespa-kalashnikov

Pochi sanno che parola "olé", spesso ripetuta negli stadi spagnoli e latinoamericani per esaltare una squadra o un giocatore, proviene dall'arabo.

Olé proviene niente meno che da "Allah", più precisamente da Wa-(a)llah ("per Dio"). Sta a significare l'esaltazione di una performance sportiva o artistica. Gli arabi la utilizzavano perché in certi momenti scorgevano o gli pareva di scorgere Dio dinanzi alla bellezza delle cose e delle azioni "sovrumane". Passando per lo stretto di Gibilterra questa espressione è finita in Spagna, sia nel flamenco sia nella tauromachia. Olé è anche l'urlo che fa la platea quando un torero schiva il toro. E infine dalla corrida è arrivata al calcio.

«Elevate le parole, non il tono della voce.
E’ la pioggia che fa crescere i fiori, non il tuono
~ Jalal al-Din Rumi

Rumi è considerato il massimo poeta mistico della letteratura Persiana, uno che si è sicuramente speso per elevare le parole e che, con ogni probabilità, quando diceva Jihad intendeva, innanzitutto “grande Jihad”: lo sforzo interiore per liberare l’io da pulsioni che lo dominano conducendolo lontano da uno sviluppo armonioso e da una condotta giusta.» - Sulla comunicazione: contro il letteralismo

Non ci avevo mai fatto caso, ma al di là di tutto la parola Jihad è bellissima. E per "al di là di tutto" intendo a parte ciò che succede nell'ultimo periodo e soprattutto di come ce la raccontano i media. Perché purtroppo uno dei pochi - non dico l'unico, ma quasi - punti di riferimento che noi in quanto massa abbiamo per accedere ai fatti del mondo sono i media, mainstream e non.

venerdì 20 febbraio 2015

Guai a dare del «razzista» a Salvini

La prendo un po' alla lontana. Ci eravamo lasciati con quel post sul povero lunotto di Matteo Salvini, quello in cui i 'sinceri democratici', un gruppo di utenti del PD relativamente influente sui media, ha pianto e urlato al "fascismo" verso i centri sociali. Perché l'importante non era il lunotto o la democrazia, l'importante per certe persone è schierare l'opinione pubblica contro i centri sociali, e se per questo c'è bisogno di difendere Matteo Salvini va bene, ingoiano la pillola.


La reazione di queste persone ai fatti di Cremona la dice lunga sul loro doppiopesismo, o meglio sulla loro faccia da culo. Mi riferisco al fatto che se oggi 50 componenti di Casapound e di estrema destra mandano in coma una persona loro non dicono nulla, niente, a patto che quella persona appartenga a un centro sociale. Neanche una parola di sdegno.1