venerdì 20 febbraio 2015

Guai a dare del «razzista» a Salvini

La prendo un po' alla lontana. Ci eravamo lasciati con quel post sul povero lunotto di Matteo Salvini, quello in cui i 'sinceri democratici', un gruppo di utenti del PD relativamente influente sui media, ha pianto e urlato al "fascismo" verso i centri sociali. Perché l'importante non era il lunotto o la democrazia, l'importante per certe persone è schierare l'opinione pubblica contro i centri sociali, e se per questo c'è bisogno di difendere Matteo Salvini va bene, ingoiano la pillola.


La reazione di queste persone ai fatti di Cremona la dice lunga sul loro doppiopesismo, o meglio sulla loro faccia da culo. Mi riferisco al fatto che se oggi 50 componenti di Casapound e di estrema destra mandano in coma una persona loro non dicono nulla, niente, a patto che quella persona appartenga a un centro sociale. Neanche una parola di sdegno.1

lunedì 2 febbraio 2015

Il «classista» moderno che scrive

Quando leggo post come quello di Luca Sofri, condiviso su tutti i social network – o linkati dagli account de Il Post – penso sempre a quanto i pregiudizi o le concezioni antiquate e anacronistiche possano trarci in inganno, d'altronde Sofri cita un testo uscito nel 1908 per commentare i tatuaggi di un calciatore nel 2015. E mi domando perché al vedere un po' di tatuaggi nelle braccia di un calciatore uno debba cercare una risposta sociologica1, ma tant'è. In fondo tutti immaginiamo Icardi che mentre si sta facendo il tatuaggio probabilmente racconti al suo tatuatore che lui lo fa perché vuole preservare la sua cultura di «delinquenza» alla quale è sempre appartenuto e per rafforzare la sua identità di «degenerato» dinanzi alla società, mentre il tatuatore annuisce silenzioso e si accarezza la barba e assaggia un po' di inchiostro, no?. Ma se a Sofri vengono in mente quelle parole sui tatuaggi chissà cosa gli viene in mente quando vede un lavoro di Banksy. Dopotutto il testo citato dal direttore de Il Post continua in questo modo: